Idea
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4. L’idea in Kant e nell’idealismo

Solo con il pensatore tedesco Immanuel Kant la parola idea acquista nuovamente un significato metafisico: essa si riferisce ora all’oggetto che la nostra ragione concepisce nel tentativo di oltrepassare i fenomeni dell’esperienza sensibile, quali sono studiati dal nostro intelletto. Kant distingue tre idee della ragione, relative all’immortalità dell’anima, al mondo inteso come totalità assoluta di tutti i fenomeni, all’esistenza di Dio. Tali idee sono realtà solo illusorie, perché a esse non corrisponde nessun oggetto della nostra esperienza; tuttavia, esse sono necessariamente evocate dalla nostra ragione e svolgono un’importante funzione di stimolo per la conoscenza, in quanto ci invitano ad allargare sempre più i suoi confini.

Dopo Kant l’idea ritorna a indicare una realtà positiva, sebbene non più pensata, come in Platone, come sostanza autonoma dal nostro pensiero, ma come soggettività e pensiero assoluti. Per G.W.F. Hegel l’idea è la realtà stessa dell’assoluto in quanto ragione o spirito: l’assoluto non è l’essere divino opposto al mondo, ma designa per lui la realtà tutta, considerata nella sua processualità storica e nel suo intimo corso razionale. Per l’esattezza, l’idea designa l’assoluto nella sua interna struttura logica, che si aliena poi nella natura e si autocomprende come spirito, svolgendosi storicamente nelle molteplici manifestazioni della cultura umana.