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PVC o Polivinilcloruro Materiale termoplastico di formula chimica –(CH2-CHCl)n-, ottenuto dalla polimerizzazione per addizione (poliaddizione) del cloruro di vinile. A seconda delle modalità del processo di produzione – in sospensione, in emulsione o in soluzione – e degli eventuali additivi aggiunti in fase di lavorazione – plasticizzanti, stabilizzanti o coadiuvanti di processo – può essere rigido o flessibile e assumere forme e proprietà differenti, adatte a impieghi diversi; lo si trova quindi in svariati oggetti di uso quotidiano quali componenti di elettrodomestici, borse, valigie, imballaggi, carte di credito, impermeabili e guanti sanitari; inoltre, nel settore dell’edilizia, in tubazioni, canaline per cavi elettrici e telefonici, serramenti, pavimentazioni.
Il PVC ha una struttura chimica simile a quella del polietilene, con la differenza che, nella catena polimerica, un atomo di idrogeno ogni due è sostituito da uno di cloro. È quasi totalmente impermeabile all’ossigeno, è resistente all’acqua e al fuoco e vanta una buona impermeabilità alle sostanze oleose. La sua diffusione (la produzione mondiale di PVC supera oggi i 20 milioni di tonnellate all’anno) e la sua composizione chimica, che può comprendere additivi ritenuti potenzialmente tossici (piombo, cadmio e ftalati) pongono problematiche attualmente in analisi presso la Commissione europea per l’ambiente; in particolare, si sta valutando una politica comunitaria per un efficace smaltimento dei rifiuti in PVC.