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Aeropittura Corrente e genere pittorico del Futurismo italiano, affermatisi nel primo dopoguerra: fondamentale motivo ispiratore per i soggetti, i temi e le stesse tecniche della rappresentazione artistica era il mondo degli aeroplani e del volo, quale particolare interpretazione del grande mito futurista della macchina e della modernità meccanica.
Il primo esempio di aeropittura è costituito dal dipinto Prospettive di volo di Fedele Azari, pittore e aviatore futurista, esposto alla Biennale di Venezia del 1926. Nel 1929 Gerardo Dotti decorò l’aeroporto di Ostia con immagini di aeroplani, stilizzati e trasformati in elementi plastici che solcano il cielo di Roma. Nello stesso anno fu redatto da Filippo Tommaso Marinetti e dallo scienziato Mino Somenzi il Manifesto dell’aeropittura futurista.
Tra le diverse realizzazioni artistiche riconducibili all’ambito dell’aeropittura si configurano due filoni principali: uno sostanzialmente esaurito nella proposta di immagini di impianto cartellonistico, con vasti panorami dalle forme stilizzate e dai forti contrasti cromatici; l’altro – più articolato – improntato all’idea di suscitare nello spettatore la sensazione del volo, con ricorso a particolari accorgimenti tecnici. Tipiche scelte compositive messe in atto nelle opere di questo secondo gruppo sono ad esempio la linea sfumata e l’effetto di “mosso” nella rappresentazione degli edifici, e l’adozione di angolature e punti di vista simili a quelli propri di un osservatore in movimento, che sta sorvolando la scena su un aeroplano.
Indipendentemente dalla particolare interpretazione pittorica e dalla resa tecnica, le opere di aeropittura offrono comunque quasi sempre visioni aeree con tagli diagonali, spesso “inquadrate” entro un primissimo piano stilizzato, limitato ai bordi della tela, che riproduce elementi della cabina di pilotaggio di un velivolo. Tullio Crali e Renato di Bosso furono fra i più assidui aeropittori, continuando ad adottare questo linguaggio ben oltre il secondo dopoguerra.