Trova nell'articolo Pittura di paesaggio

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Pittura di paesaggio

Pittura di paesaggio Genere pittorico sorto nel tardo Cinquecento e gradualmente affermatosi nel secolo successivo. Rappresentazioni paesaggistiche si ritrovano in dipinti di genere sacro e allegorico già nel tardo Medioevo, ad esempio negli affreschi di Ambrogio Lorenzetti e Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena. Nel Cinquecento sono menzionati artisti specializzati nella pittura di paesaggio, che collaboravano con altri maestri eseguendo esclusivamente i fondali naturalistici. In questo secolo le quinte paesaggistiche acquistarono sempre maggiore rilievo, in specie nella pittura veneta: fu per il dipinto di Giorgione La tempesta (1507, Gallerie dell'Accademia,Venezia), che il collezionista Marcantonio Michiel scrisse nei suoi appunti di viaggio (1521-1543) di un genere di pittura particolare, dominato dal contesto paesaggistico. Nell'evoluzione del genere paesistico decisivo fu il ruolo svolto dai pittori tedeschi e fiamminghi (Dürer, Bosch, Bouts), particolarmente sensibili al dato naturale.

I primi paesaggi non erano dipinti dal vero, ma frutto dell'immaginazione o della ricostruzione dell'artista. I pittori combinavano insieme elementi paesistici reali (ad esempio architetture esistenti) con altri di pura invenzione (colline, fiumi e rovine). Alcuni soggetti cari alla tradizione pittorica diventarono pretesti per dipingere estesi paesaggi: la fuga in Egitto, i santi eremiti, l'orazione nell'orto, nei quali il tema biblico passò in secondo piano rispetto alla rappresentazione della natura.

Tra il Cinquecento e il Seicento, contemporaneamente all'affermarsi dello stile classicista della famiglia Carracci (nella quale si distinsero Annibale, Agostino e Ludovico), la pittura di paesaggio divenne un genere autonomo, praticato secondo precise regole di armonia e di equilibrio compositivo. Nacque il paesaggio ideale di stile classico; ma accanto ad esso resisteva ancora la tendenza fantastico-pittoresca della pittura nordica, magistralmente interpretata ad esempio da Adam Elsheimer.

I maggiori paesaggisti del Seicento furono Nicolas Poussin, abilissimo nell'invenzione di paesaggi classici, Claude Lorrain, che introdusse nella tradizione pittorica il paesaggio idillico e arcadico, impostando le proprie composizioni su bozzetti eseguiti dal vero, e Salvatore Rosa, inventore di paesaggi dalle tinte forti e dalle composizioni drammatiche.

Nel Settecento la pittura di paesaggio assunse un carattere conoscitivo e documentaristico. Molti artisti si dedicarono a raffigurare fenomeni naturali straordinari; altri indagarono con precisione realistica elementi naturali comuni ma ricchi di vita, quali alberi, fiori, corsi d'acqua; altri ancora, come i vedutisti veneziani, rappresentavano palazzi, monumenti e folle cittadine con spirito di moderno cronista (vedi Canaletto, Michele Marieschi) o con un'anticipazione dei valori atmosferici che emergeranno nel secolo successivo (vedi Francesco Guardi).

Nella seconda metà del secolo s'impose un nuovo sentimento della natura, fondato sui principi del pittoresco e del sublime. I pittori cercarono di rappresentare l'intima risonanza che si può creare tra certe manifestazioni naturali e l'animo dell'osservatore. Nella pittura di paesaggio s'imposero da un lato uno stile meticoloso, atto a raffigurare una natura misteriosa o amena, dall'altro rappresentazioni soggettive, talvolta visionarie (si pensi a Turner).

L'Ottocento fu il secolo d'oro della pittura di paesaggio, alla quale si applicarono tutti i maggiori artisti. Il genere paesaggistico divenne sede privilegiata per sperimentare originali tendenze espressive e nuove teorie cromatiche: spiccano in particolare le opere di Constable, degli impressionisti e dei macchiaioli, per citare solo alcuni dei maggiori movimenti del secolo. Nel Novecento le avanguardie storiche determinarono, invece, la fine del paesaggio come genere pittorico a sé stante.