Evoluzionismo e neoevoluzionismo
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Evoluzionismo e neoevoluzionismo
2. L'evoluzionismo in antropologia

A partire dagli inizi del XIX secolo, alcuni antropologi cercarono di individuare i meccanismi fondamentali in grado di regolare lo sviluppo delle società umane, riallacciandosi talvolta alle riflessioni di filosofi e naturalisti della fine del Settecento. I dati paleoantropologici erano scarsi, tuttavia le esplorazioni condotte negli angoli più lontani del pianeta avevano permesso di incontrare popoli che, vissuti in condizioni di isolamento, avevano una cultura propria, non contaminata da influenze europee. Inoltre nel continente americano erano iniziati studi approfonditi sulla cultura degli indiani, la quale, pur apparendo per molti aspetti primitiva, risultava di difficile comprensione e interpretazione. Agli occhi degli antropologi evoluzionisti queste culture rappresentavano le fasi iniziali di una sequenza universale. Lo studio delle culture primitive poteva quindi fornire la chiave per interpretare lo sviluppo dell'umanità, non in termini generici bensì attraverso leggi che, al pari di quelle fisiche, descrivessero con certezza un modello di sviluppo valido per tutta l'umanità.

In tale contesto si colloca l'opera di Lewis Henry Morgan, che studiò a fondo i legami parentali nelle tribù indiane. La sua concezione dello sviluppo umano venne sintetizzata nell'opera La società antica (1877). Morgan individuò tre stadi fondamentali delle società umane: lo stato selvaggio, la barbarie e la civiltà. Ciascun periodo, caratterizzato da precise connotazioni, poteva essere suddiviso in ulteriori epoche. L'idea fondamentale era che la transizione da uno stadio all'altro avvenisse secondo un percorso obbligato in qualsiasi tipo di società. Tale concezione derivava dall'osservazione e dall'analisi dei caratteri di numerose popolazioni, che venivano poste su una scala a seconda del loro 'grado di civiltà'. La società occidentale si trovava al vertice di questa scala evolutiva, poiché attraverso il progresso aveva raggiunto secondo Morgan l'apice dello sviluppo: ne conseguiva che tale società dovesse rivestire una posizione dominante nel mondo.

Il pensiero di altri evoluzionisti assunse connotazioni meno drastiche. E.B. Taylor ammetteva che potesse riconoscersi una sequenza cronologica dei gradi di civiltà, tuttavia sosteneva che l'evoluzione non si compisse necessariamente secondo un processo uniforme, ma che fossero possibili divergenze dalla linea principale. Attraverso lo studio degli aspetti magici delle religioni individuò tre possibili stadi evolutivi: l'animismo, tipico delle società primitive, il politeismo e infine il monoteismo. Anche James George Frazer indagò a fondo i fenomeni religiosi individuando una possibile linea di sviluppo nella sequenza magia, religione, scienza.

Le varie concezioni evoluzionistiche avevano in comune l'idea che fosse possibile ricostruire il percorso storico-culturale dell'umanità attraverso lo studio sincronico delle varie società, considerate come esempi di stadi di sviluppo diversi: le società più primitive corrispondevano a una fase antica, ormai superata, di quelle più evolute.

Tali concezioni vennero fortemente attaccate dalla scuola antropologica americana di Franz Boas, che ne criticò i presupposti metodologici. Gli evoluzionisti erano accusati di non considerare nello specifico la storia delle singole società e di ignorare il contesto entro cui si erano sviluppate: estrapolavano i dati, comparandoli in modo arbitrario con altri riferiti a differenti società e collocandoli in sequenze di dubbia dimostrabilità.