| Trova nell'articolo | Gravina, Gian Vincenzo | Articolo |
Gravina, Gian Vincenzo (Roggiano, Cosenza 1664 - Roma 1718), giurista e letterato italiano. Compì la sua formazione prima a Scalea sotto la guida del filosofo cartesiano Gregorio Caloprese, poi a Napoli dove rivolse la sua attenzione allo studio del diritto e della storiografia giuridica senza trascurare i suoi interessi letterari e filosofici; si trasferì a Roma nel 1689. Fu incaricato di redigere le norme costitutive dell’Accademia dell'Arcadia, di cui fu tra i fondatori nel 1690.
Nel 1691 pubblicò un dialogo, scritto in latino, contro la casistica e il probabilismo della morale gesuitica, mentre in opposizione al barocchismo e alla precettistica secentesca compose il Dialogo sopra l’ “Endimione” di Alessandro Guidi, pubblicato nel 1692. Del 1696 sono gli Opuscola, su argomenti giuridici, linguistici ed etici; uno di essi gli valse la cattedra di diritto civile al Collegio romano della Sapienza. La sua opera giuridica fondamentale di storia del diritto romano, Origines iuris civilis (Le origini del diritto civile), in tre libri, fu stampata nel 1708 e ottenne grande successo anche all’estero: fra gli altri Montesquieu la tenne in grande considerazione. Quello stesso anno uscì il trattato Della ragion poetica, in cui venivano ribaditi i principi estetici razionalisti e classicisti e veniva rivendicata la grandezza della Divina Commedia di Dante in ideale continuità con i classici. Nella lettera Della divisione d’Arcadia indicò come ragioni del suo allontanamento dall’Accademia nel 1711 l’esteriorità e la superficialità del classicismo arcadico. Nel 1712 compose e pubblicò cinque tragedie (Palamede, Andromeda, Papiniano, Servio Tullio e Appio Claudio) e raccolse le Orationes novem pronunciate nell’ateneo romano, che contengono proposte di riforma in campo pedagogico.