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Esametro Verso greco-latino costituito da sei piedi (il termine deriva dal greco ésa, 'sei', e métron, 'misura, 'metro'), dei quali i primi cinque sono formati da dattili (–˘˘), sostituibili con spondei (––), e il sesto, sempre bisillabico, è formato da uno spondeo (––) o un trocheo (–˘) poiché l'ultima sillaba è 'ancipite' (cioè può essere lunga o breve):
–˘˘,–˘˘,–˘˘,–˘˘,–˘˘,–˘
Nel quinto piede, in età augustea, c'è di norma il dattilo; se c'è uno spondeo, l'esametro si dice 'spondaico'. Rarissimi e d'età arcaica (Ennio) sono i versi costituiti solo da spondei ('olospondaici'). Nell'esametro sono possibili tre 'cesure' (tagli), in coincidenza di fine parola: a metà del secondo piede ('semiternaria'); a metà del terzo piede ('semiquinaria'); a metà del quarto piede ('semisettenaria'). C'è poi la 'dieresi bucolica', la pausa che separa il quarto dal quinto piede. Nella metrica italiana l'esametro è stato riprodotto fin dal Quattrocento in vario modo, ma la soluzione più felice è quella di Giosue Carducci con un settenario piano più un novenario piano.