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Genere grammaticale Categoria grammaticale che indica l'appartenenza di un individuo o di una cosa al genere maschile, femminile, o neutro. La lingua italiana prevede solo il maschile e il femminile, a differenza del latino e di altre lingue moderne, come il tedesco e l'inglese, che considerano anche il genere neutro. Il genere grammaticale può corrispondere al genere naturale (sesso), oppure può trattarsi di una pura convenzione, come nel caso degli oggetti o dei nomi astratti.
Le parti del discorso che possiedono la categoria del genere sono: nome, articolo, pronome e aggettivo; tra le forme verbali, il participio. Articolo e pronome hanno spesso forme diverse per il maschile e il femminile; la formazione del femminile di un sostantivo o di un aggettivo può avvenire a partire dal maschile, tramite il cambio di desinenza da -o, -e ad -a, ('bello'/'bella', 'signore'/'signora') o l'aggiunta di suffissi come -essa, -trice ('pittore'/'pittrice'). Talvolta, in assenza di una norma precisa, le possibilità sono più di una.
Nell'italiano scritto e parlato, si registra una prevalenza del maschile sul femminile, dovuta in parte a convenzioni e in parte a ragioni storiche e culturali. Per convenzione, è il maschile a non essere marcato, e pertanto i dizionari riportano a lemma il singolare maschile; in presenza di sostantivi maschili e femminili, la concordanza di aggettivi e participi è al maschile; inoltre il maschile plurale raggruppa anche individui di sesso femminile. Molti nomi di professione sono usati al maschile anche se riferiti a donne, solo perché per molto tempo le donne non hanno avuto accesso a tali professioni. Negli ultimi decenni del XX secolo, tuttavia, sono entrati in uso termini come 'la ministra', 'l'architetta', 'la giudice' e, nel caso siano riferite a gruppi misti, formule più paritarie quali 'uomini e donne', 'studenti e studentesse'.