Invasioni barbariche
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Invasioni barbariche
3. Gli eventi principali
1. L'invasione visigota

Il fenomeno migratorio si intensificò quando, alla morte di Teodosio (395), l'impero venne diviso tra i figli Arcadio, che ebbe il governo dell'Oriente, e Onorio, cui spettò l'Occidente: fu questa parte soprattutto a essere colpita dalle invasioni. Arcadio dovette infatti nuovamente fronteggiare, con il validissimo supporto del generale Stilicone, i visigoti, che guidati dal loro re Alarico I cercarono di penetrare in Italia per ben due volte; morto Stilicone, che li aveva respinti, essi giunsero fino a Roma, assediandola e saccheggiandola per tre giorni (410), con un gesto carico di valore simbolico se è vero che per sant'Agostino ciò era il chiaro segno della condanna divina del paganesimo.

Le peregrinazioni dei visigoti si placarono solo nel 419 quando il nuovo re Ataulfo stanziò il suo popolo nella Gallia meridionale, imponendo di fatto ai romani il primo regno autonomo romano-barbarico. In quegli stessi anni gli ostrogoti avevano passato il Danubio e i vandali, gli svevi, gli alani e i burgundi avevano invaso la Gallia settentrionale, facendo leva anche sul malcontento delle classi meno abbienti.

2. Il declino dell'impero d'Occidente

La progressiva disgregazione dell'impero d'Occidente si accelerò soprattutto durante il lungo regno di Valentiniano III (425-455), costretto ad assistere impotente alla conquista dell'Africa del Nord da parte dei vandali (429-439), all'occupazione stabile della Savoia da parte dei burgundi (437), al controllo della Spagna occidentale da parte degli svevi (438), e alla fine della dominazione romana della Britannia per opera di angli e sassoni (442).

La morte dell'imperatore d'Oriente Teodosio II (450), che aveva contribuito a parare diplomaticamente il pericolo degli unni, peggiorò ulteriormente la situazione: gli unni mossero infatti verso ovest e invasero la Gallia, e, seppure sconfitti dal generale Flavio Ezio ai Campi Catalaunici (presso Troyes, in Francia), devastarono nel 451 alcuni importanti centri della Pianura Padana. Ciò che riuscì a impedire al loro capo Attila un nuovo saccheggio di Roma non fu l'autorità dell'imperatore (ormai dal 404 nella sede di Ravenna e assai poco sensibile alla sorte della vecchia capitale), ma quella del papa Leone Magno, che impose così il crescente prestigio della figura del vescovo cattolico della città.

3. La calata dei vandali

Nel 455 furono però i vandali di Genserico (ormai padroni, oltre che del Nord Africa, anche di Sicilia, Sardegna e Corsica) a invadere Roma per saccheggiarla, infliggendo all'Italia un colpo terribile; dopo questo evento, l'agonia dell'impero d'Occidente – ormai affidato a 'imperatori fantocci' in balia dei barbari invasori – durò ancora per poco, poiché nel 476 il germanico di stirpe erula Odoacre, capo delle milizie mercenarie di stanza in Italia, poté senza difficoltà deporre il giovane imperatore Romolo Augustolo e attribuirsi il controllo dell'Italia con il semplice titolo di 'patrizio'. Il rifiuto da parte sua delle titolature ufficiali, che da Augusto in poi avevano rappresentato la composita natura del potere imperiale, era il segno della loro anacronistica vacuità; dal 476 in poi, infatti, l'unica istituzione legittimamente erede del nome romano fu l'impero romano d'Oriente (che durò fino al 1453).

4. Il regno ostrogoto in Italia

Odoacre governò dunque sotto la formale autorità dell'imperatore bizantino, fino a che non venne sconfitto e ucciso dagli ostrogoti di Teodorico nel 493. Pochi anni prima, sotto la guida del re Clodoveo, anche la popolazione dei franchi aveva costituito un proprio regno nella Gallia centro-settentrionale: a differenza della maggior parte degli altri popoli barbari, che si erano avvicinati all'arianesimo, i franchi si convertirono al cattolicesimo nel 482. Gli eventi successivi, per convenzione ormai da tutti accettata, non appartengono più alla sfera della storia antica, ma di quella medievale.