| Trova nell'articolo | Accademia dell’Arcadia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Accademia dell’Arcadia Accademia letteraria fondata a Roma il 5 ottobre del 1690 da poeti appartenenti al circolo formatosi attorno alla regina Cristina di Svezia, che risiedette nello Stato Pontificio, dopo aver abdicato al trono, dal 1655 alla morte (1689).
Il nome dell’Accademia fa riferimento al romanzo pastorale, in prosa e versi, Arcadia (1501) di Iacopo Sannazzaro e all’omonima regione greca (vedi Arcadia) al centro del Peloponneso, ambientazione della poesia bucolica greco-romana. Norme e rituali dell’Accademia presero spunto dalla mitologia classica e pastorale: gli accademici, o àrcadi (o anche pastori), assunsero nomi pastorali, ad esempio Opico Erimanteo (Gian Vincenzo Gravina) o Artino Corasio (Pietro Metastasio); la sede delle riunioni (sul Gianicolo) era il “Bosco Parrasio”, l’archivio il “Serbatoio”, l’insegna la zampogna di Pan.
| 2. | Il ritorno alla semplicità |
Ben presto l’Accademia assunse carattere nazionale e le sedi fuori Roma furono chiamate “colonie”. Entrarono a far parte dell’Accademia filosofi, storici e scienziati appartenenti alla scuola galileiana. Comune a tutti i poeti fu il desiderio di opporsi all’artificiosità della poesia di Giambattista Marino e dei suoi seguaci in nome di un ritorno al classicismo e di un razionalismo derivante dalla filosofia di Cartesio. I nuovi parametri ideali per l’opera artistica erano semplicità, senso della misura e amore per la grazia.
Queste esigenze ebbero origine dal confronto con la letteratura francese contemporanea, egemone nel panorama culturale europeo, che si proponeva come “classica” e “razionale” in opposizione alle letterature spagnola e italiana dominate dal “cattivo gusto” del barocco. Lo spirito di difesa culturale degli intellettuali italiani favorì la formazione della prima vera Accademia italiana nazionale, che dominò il gusto poetico nella penisola per tutta la prima metà del Settecento.
Presto si profilarono due tendenze all’interno dell’Accademia: quella di Gian Vincenzo Gravina, il “legislatore” dell’Arcadia, che aveva come modelli Dante e Omero, e quella più moderata di Giovan Mario Crescimbeni, il primo “custode”, che preferiva riferirsi al petrarchismo e a Gabriello Chiabrera. Il dissidio portò Gravina a staccarsi dalla sede centrale e a fondare, nel 1711, l’Accademia dei Quiriti.
Il più importante esponente dell’Accademia dell’Arcadia nel Settecento fu Pietro Metastasio, famoso in tutta Europa per i suoi melodrammi; altri autori furono Giambattista Felice Zappi (1667-1719), Carlo Innocenzo Frugoni, Eustachio Manfredi (1674-1739), Paolo Rolli, Aurelio Bertola de’ Giorgi.
| 3. | La fortuna dell’Arcadia |
Con il diffondersi dell’illuminismo e del romanticismo i giudizi sulla poetica arcadica si fecero decisamente negativi. Pesò principalmente l’accusa di superficialità e indifferenza nei confronti del mondo reale. L’Accademia romana, pur continuando a riunire letterati, perse vitalità. Fu la critica novecentesca a rivalutarne la funzione storica, attribuendole il merito di aver favorito il successivo sviluppo delle poetiche preromantica e neoclassica. Nel 1925 fu trasformata in un istituto di studi storici e letterari.