| Filosofia del linguaggio | Articolo | ||||
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| 3. | L’età moderna |
Con l’età moderna la riflessione sul linguaggio va intrecciandosi ai nuovi problemi logici ed epistemologici. Fra i temi principali emergono quelli della convenzionalità del linguaggio come sistema di segni, della ricerca di una lingua universale, dell’origine storica del linguaggio.
| 1. | Il convenzionalismo linguistico |
Fautori della tesi della convenzionalità del linguaggio furono i filosofi inglesi Francesco Bacone e Thomas Hobbes, eredi della tradizione nominalistica medievale; ma una riflessione approfondita è svolta soprattutto dal filosofo empirista inglese John Locke nel terzo libro del suo Saggio sull’intelletto umano: ponendo le basi della moderna semiotica, egli afferma che le parole sono segni arbitrari e convenzionali delle idee, che a loro volta sono segni delle cose.
| 2. | La lingua universale |
Riallacciandosi agli studi grammaticali medievali per armonizzarli con il razionalismo di Cartesio, i filosofi della “scuola di Port-Royal”, come Antoine Arnauld e Pierre Nicole (1625-1695), elaborarono la concezione di una “grammatica generale e ragionata”, cioè di un sistema linguistico universale che sarebbe alla base di tutte le lingue particolari e che corrisponderebbe alle leggi del pensiero. Nel Settecento Gottfried Leibniz avanzò il progetto di una characteristica universalis, cioè di un linguaggio simbolico universale, nel quale i rapporti fra i simboli impiegati esprimessero direttamente le relazioni logiche fra i concetti.
Così come alla “grammatica” di Port-Royal si rifarà nel Novecento la ricerca linguistica di Noam Chomsky, al progetto di Leibniz si riallaccerà la logica simbolica contemporanea, nata nell’Ottocento per merito del matematico irlandese George Boole.
| 3. | Il problema dell’origine storica del linguaggio |
Nel Settecento una riflessione originale sul linguaggio è svolta dal filosofo napoletano Giambattista Vico: reagendo alle concezioni della genesi convenzionale del linguaggio, egli sottolinea come alle sue origini sia da porre la “sapienza poetica”, quale modo di espressione di sentimenti e affetti dell’umanità “fanciulla”, in cui prevaleva la fantasia sulla ragione. Le teorie di Vico, se rimasero alquanto isolate nel suo tempo, dominato dalle concezioni del razionalismo e dell’empirismo, saranno riprese nella cultura contemporanea da Benedetto Croce, che teorizzerà la riduzione della linguistica all’estetica. Indipendentemente da Vico, una ricerca dell’origine del linguaggio a partire dal “linguaggio d’azione”, originato dall’istinto e non dalla riflessione, fu svolta nell’età dell’Illuminismo dal filosofo francese Etienne de Condillac.