Scambio sociale
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Scambio sociale
2. Interpretazioni dello scambio sociale

Lo scambio sociale è stato interpretato dagli studi sociologici e antropologici come una delle fonti dell’integrazione e della relazione sociale. L’antropologo Claude Lévi-Strauss, studiando le regole di matrimonio e di parentela in diversi gruppi tribali, sostenne l’esistenza di una correlazione fra le modalità dello scambio sociale e la solidarietà. Egli collegò lo scambio sociale ristretto – che è una forma di interazione diretta perché gli attori sociali coinvolti cedono e ricevono qualcosa immediatamente e reciprocamente – alla solidarietà meccanica, fondata sull’uguaglianza di gruppi e individui e sulla loro integrazione nel sistema sociale, e lo scambio generalizzato alla solidarietà organica, che è tipica di una società fortemente differenziata. Lo scambio sociale generalizzato, infatti, implica interazioni indirette poiché non si riceve dalle stesse persone o gruppi a cui si è donato qualcosa, presupponendo, quindi, una maggiore diversificazione delle strutture e delle relazioni sociali.

Questa interpretazione, che sottolinea in particolare il ruolo della collettività, è stata criticata dalla sociologia statunitense degli anni Sessanta che ha elaborato un approccio di tipo più individualistico. Ad esempio, George Caspar Homans considerò lo scambio sociale come una forma di comportamento sociale in cui gli individui stabiliscono una relazione calcolandone costi e benefici.

Più recentemente negli Stati Uniti la teoria della scambio sociale è stata applicata principalmente all’analisi del fenomeno del potere, partendo dal presupposto che una posizione di potere o di dipendenza sia originata da una relazione di scambio: il potere sarebbe la ricompensa per chi dà di più e la dipendenza la sanzione per chi dà di meno.