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Ferrari
1. Introduzione

Ferrari Azienda di automobili sportive e da competizione fondata a Modena nel 1929 da Enzo Ferrari. Sviluppatasi in seno all’Alfa Romeo come scuderia corse, se ne distaccò nel 1940, quando si trasformò in società Auto Avio Costruzioni Ferrari. Già dai primi anni Trenta Enzo Ferrari aveva scelto come marchio l’emblema del cavallino rampante in onore di Francesco Baracca, l’asso dell’aviazione italiana caduto sul Montello durante la prima guerra mondiale, che aveva fatto dipingere quel simbolo sulla carlinga del suo aereo. La prima vettura Ferrari – ancora formalmente sotto l’egida Alfa Romeo – corse con il nuovo simbolo il 9 luglio 1932 e vinse la 24 ore di Spa.

2. Nasce il mito del cavallino rampante

Nel 1943 la società si trasferì a Maranello, in provincia di Modena, dove ha tuttora sede, per produrre macchine rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfere. Bombardata nel 1944, l’officina fu ricostruita nel 1946 e nel 1947 ebbe inizio la realizzazione completa della prima vettura da corsa, la 125 Sport a 12 cilindri di 1500 cc, progettata dall’ingegnere Gioachino Colombo. La macchina esordì sul circuito di Piacenza l’11 maggio 1947 e, guidata da piloti come Tazio Nuvolari, Franco Cortese e Nando Righetti, nel corso della stagione ottenne vittorie in diverse gare. Nelle stagioni seguenti la scuderia Ferrari iniziò a imporre il proprio nome sui circuiti internazionali vincendo con la 166 nella Mille Miglia (1948 e 1949) e nella prestigiosa 24 ore di Le Mans (1949).

Il primo successo in una gara di Formula 1 arrivò nel 1951, al Gran Premio di Gran Bretagna, con la 375 F1, progettata da Aurelio Lampredi e pilotata dall’argentino Froilan Gonzales; in quell’anno la Ferrari arrivò prima in altre due occasioni, in Germania e nel Gran Premio d’Italia a Monza, con Alberto Ascari che si piazzò al secondo posto nella classifica del mondiale piloti.

A partire dal 1952 l’azienda diede inizio anche alla produzione di serie con la linea Gran Turismo, che si affermò sul mercato anche grazie all’apporto del designer Giambattista Pininfarina. In quell’anno il successo della Ferrari venne confermato anche dalla vittoria nel Campionato mondiale di Formula 1, che vide Ascari e la sua 500 F2 dominare la stagione con ben sei Gran Premi vinti. Il trionfo sportivo si ripeté l’anno seguente, ancora con Ascari primo in Formula 1, e con la 375 MM prima alla Mille Miglia, alla 24 ore di Spa e ai 1000 km del Nürburgring, vincitrice del Campionato del mondo Sport, titolo riconfermato nel 1954.

Nel 1955 la Lancia decise di chiudere la scuderia corse e cedette le sue vetture, le D 50, e altro materiale meccanico alla Ferrari. Nel 1956 i miglioramenti apportati alle strutture Lancia consentirono alle D 50 di vincere il Mondiale di Formula 1 con Juan Manuel Fangio e ancora una volta il Campionato del mondo Sport con la 290 MM.

3. La transizione alla fase industriale

Negli anni seguenti la tendenza fu quella di una maggiore industrializzazione della produzione, che passò dalle 81 vetture prodotte nel 1956 alle 665 costruite nel 1966. Verso la fine degli anni Cinquanta, sotto la direzione dell’ingegner Carlo Chiti, la Ferrari iniziò la produzione in serie di macchine a 12 cilindri e di 2000 cc di cilindrata, con carrozzeria disegnata da Pininfarina, che pure mantenendo esclusive prestazioni di guida non riproducevano l’esasperazione agonistica delle macchine da corsa.

Tra il 1957 e il 1958 la sfortuna sembrò accanirsi contro il marchio Ferrari: perirono infatti in incidenti mortali i piloti De Portago, Castellotti, Collins e Musso. Nonostante queste sventure i successi non cessarono: la Ferrari vinse infatti il Mondiale di Formula 1 nel 1958 (con Mike Hawthorn) e nel 1961 (con Phil Hill), e il Campionato mondiale Sport (1958, con la mitica 250 Testarossa; 1960 e 1961). Le affermazioni continuarono nei campionati internazionali Prototipi GT e Costruttori GT e ancora, nel 1964, nel Mondiale piloti di Formula 1, con l’inglese John Surtees a bordo della 158.

4. L’ingresso di FIAT

Con la stagione 1965 il regolamento internazionale introdusse la norma secondo la quale per l’iscrizione alla Formula 2 era necessario presentare una vettura il cui motore fosse l’elaborazione di un propulsore montato su almeno 500 esemplari di serie: nacque allora la collaborazione con FIAT, azienda che già deteneva dal 1960 un pacchetto di azioni Ferrari. Il forte impegno finanziario per tenere in piedi le scuderie sia di Formula 1 sia della categoria Sport Prototipi costrinse Enzo Ferrari a cedere una quota paritaria di azioni alla Fiat, preservandosi però la direzione della scuderia corse oltre che la presidenza della società.

A una netta ripresa della produzione fecero riscontro alcune sostanziali innovazioni nell’ambito motoristico – come l’abbandono del classico motore 12 cilindri a V per una versione a disposizione a 180° – e, a partire dalla stagione 1974, la riduzione della partecipazione al mondo delle corse agonistiche alla sola Formula 1.

L’anno seguente le Ferrari, dopo alcune stagioni di appannamento, tornarono a dominare in Formula 1, con ben sei Gran Premi vinti e con il titolo mondiale conquistato con Niki Lauda, alla guida della 312 T. Il pilota austriaco, avviato anche nel 1976 a vincere di nuovo il campionato, venne fermato da un tragico incidente al Nürburgring, ma si rifece l’anno dopo, nel 1977.

5. Il successo commerciale nel mondo

Dopo la vittoria di Jody Scheckter nel mondiale del 1979, la Ferrari imboccò un lungo periodo di sfortune e di insuccessi, fatta eccezione per il titolo mondiale costruttori nelle stagioni 1982 e 1983. Gli anni Ottanta e la prima parte degli anni Novanta furono caratterizzati fondamentalmente da cocenti delusioni per il pubblico, sempre fedele ed entusiasta, delle rosse di Maranello. A drammatici eventi come la morte di Gilles Villeneuve e il grave incidente a Didier Pironi, si susseguirono stagioni grigie e senza soddisfazioni.

Nel frattempo però l’industria Ferrari raggiunse significativi numeri di produzione e commercializzazione. Importanti innovazioni tecnologiche – tra cui l’adozione delle quattro valvole per cilindro e del turbocompressore – segnarono il successo commerciale delle vetture sportive e Gran Turismo: intorno alla metà degli anni Ottanta la produzione si stabilizzò intorno alle 3000 unità l’anno, e il numero dei dipendenti, oltre che a Maranello nei nuovi impianti di Modena, arrivò a 1700. Circa l’80% delle vetture prodotte viene venduto all’estero: Ferrari è diventato ormai uno dei simboli italiani più conosciuti nel mondo.

6. Tra ricerca e tradizione

Nel 1988 morì Enzo Ferrari, e il controllo dell’azienda passò definitivamente nelle mani della Fiat. Nel 1991, con la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo, il marchio invertì la tendenza: si abbandonarono i grandi numeri di produzione per ritornare su un ciclo produttivo più ridotto e per curare così maggiormente gli aspetti di qualità esclusiva delle vetture. Mentre i successi agonistici stentavano ancora ad arrivare – nonostante alcuni incoraggianti piazzamenti di Alain Prost nel 1990 e di Gerhard Berger nel 1994 –, importanti nel decennio Novanta furono altre innovazioni tecnologiche, oltre che originali soluzioni di design, nell’ambito delle vetture Sport e GT.

Nel 1993 venne dato il via al primo Challenge monomarca Ferrari, destinato ai proprietari della 348. Sul finire del decennio le Ferrari, con Michael Schumacher, tornarono a essere competitive per il titolo mondiale: ma per due stagioni di seguito il pilota tedesco si vide sempre superato di misura – nel 1997 da Jacques Villeneuve e nel 1998 da Mika Hakkinen – e nel 1999 venne frenato da un incidente occorsogli durante il Gran Premio d’Inghilterra, a Silverstone. La scuderia modenese, pur priva per alcuni mesi dell’apporto di Schumacher, ottenne comunque un importantissimo risultato conquistando il titolo mondiale costruttori.

Il 2000 fu un anno trionfale per il cavallino rampante. Rubens Barrichello subentrò a Eddie Irvine al fianco di Schumacher e i due piloti si resero subito protagonisti di una storica doppietta nel Gran Premio di Australia che apriva il campionato. In seguito, grazie anche a un abile gioco di squadra, Schumacher mantenne per buona parte della stagione la testa della classifica, vincendo nove gare e laureandosi campione del mondo. Al successo del pilota tedesco si aggiunse quello della Ferrari, nuovamente vincitrice del titolo costruttori.

Nelle due annate successive la marcia della scuderia del cavallino rampante e di Schumacher fu inarrestabile: nella stagione 2001 la Ferrari e il campione tedesco conquistarono i titoli costruttori e piloti con quattro Gran Premi di anticipo sulla fine del campionato, bissando il doppio successo l’anno dopo. Con quindici Gran Premi vinti su diciassette (undici da Schumacher e quattro da Barrichello) e 221 punti conquistati – la metà di quelli in palio nell’intero campionato –, la casa automobilistica modenese dominò infatti la stagione 2002, sbaragliando la concorrenza di Williams e McLaren e aggiudicandosi nuovamente i titoli costruttori e piloti.

Il Campionato 2003 fu molto più combattuto: Schumacher e la Ferrari risultarono nuovamente vittoriosi, ma con maggiore fatica rispetto agli anni precedenti. La conquista dei titoli costruttori e piloti arrivò infatti nell’ultima gara della stagione, con un margine ridotto di vantaggio sugli avversari (nella classifica finale Schumacher batté Kimi Raikkonen per soli due punti e la Ferrari superò la Williams-BMW per quattordici punti). Nel 2004 la scuderia di Maranello tornò a dominare il Mondiale piloti e costruttori, vincendo quindici Gran Premi (tredici con Schumacher – laureatosi campione del mondo per la settima volta – e due con Barrichello) su diciotto disputati e aggiudicandosi 262 punti nella classifica finale.

Dopo una stagione decisamente negativa, che vide la Ferrari sempre in difficoltà rispetto alla Renault e alla McLaren-Mercedes, nel 2006 il team italiano tornò competitivo, piazzandosi secondo nella classifica costruttori con soli cinque punti di distacco dalla Renault, mentre Michael Schumacher e Felipe Massa giungevano rispettivamente secondo e terzo nella graduatoria piloti alle spalle di Fernando Alonso. Il Campionato 2007, combattutissimo e deciso nell’ultima gara della stagione, si è concluso con la vittoria della Ferrari sia nella classifica costruttori – dovuta anche alla sanzione di azzeramento dei punti comminato alla scuderia McLaren-Mercedes per spionaggio industriale ai danni della casa modenese – sia in quella piloti con Kimi Räikkönen, che si è imposto con un unico punto di vantaggio sui piloti della McLaren-Mercedes Fernando Alonso e Lewis Hamilton.

Negli ultimi anni numerose sono state le iniziative per celebrare il cinquantenario della fondazione dell’azienda (1997) e il centenario della nascita del suo fondatore (1998): sempre di più il marchio Ferrari si propone sul mercato mondiale dell’auto sportiva e nell’ambito del mondo delle corse di Formula 1 come garanzia di grande innovazione tecnologica, da sperimentare sulle vetture da corsa per poi essere trasferita su quelle di serie. La fabbrica di Maranello si presenta sempre più come un avanzato laboratorio di ricerca, nell’ambito dei motori come in quello dell’assetto aerodinamico: è del 1998 l’attivazione dell’avveniristica galleria del vento progettata da Renzo Piano.

Oggi l’azienda conta circa 2000 dipendenti e 300 punti vendita in 52 paesi del mondo; oltre alle vetture da competizione produce macchine sportive di alto prestigio, il 90% delle quali destinate al mercato estero. Nel corso della sua storia la Scuderia ha vinto oltre cinquemila gare: in Formula 1 si è aggiudicata quindici titoli mondiali piloti, il primo con Ascari nel 1952 e l’ultimo con Räikkönen nel 2007, e quindici volte il titolo mondiale costruttori.