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| 3. | La transizione alla fase industriale |
Negli anni seguenti la tendenza fu quella di una maggiore industrializzazione della produzione, che passò dalle 81 vetture prodotte nel 1956 alle 665 costruite nel 1966. Verso la fine degli anni Cinquanta, sotto la direzione dell’ingegner Carlo Chiti, la Ferrari iniziò la produzione in serie di macchine a 12 cilindri e di 2000 cc di cilindrata, con carrozzeria disegnata da Pininfarina, che pure mantenendo esclusive prestazioni di guida non riproducevano l’esasperazione agonistica delle macchine da corsa.
Tra il 1957 e il 1958 la sfortuna sembrò accanirsi contro il marchio Ferrari: perirono infatti in incidenti mortali i piloti De Portago, Castellotti, Collins e Musso. Nonostante queste sventure i successi non cessarono: la Ferrari vinse infatti il Mondiale di Formula 1 nel 1958 (con Mike Hawthorn) e nel 1961 (con Phil Hill), e il Campionato mondiale Sport (1958, con la mitica 250 Testarossa; 1960 e 1961). Le affermazioni continuarono nei campionati internazionali Prototipi GT e Costruttori GT e ancora, nel 1964, nel Mondiale piloti di Formula 1, con l’inglese John Surtees a bordo della 158.