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Dottrina sociale della Chiesa
1. Introduzione

Dottrina sociale della Chiesa Insieme degli insegnamenti, orientamenti e norme pratiche desumibili dai pronunciamenti pontifici in materia di politica, società, economia, a partire dal XIX secolo.

2. La prima fase

Il conflitto storico in cui venne a trovarsi la Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione francese e la diffusione delle concezioni liberali dello Stato, indussero la Chiesa a elaborare, soprattutto attraverso lo strumento delle encicliche, un vasto programma di intervento dei cattolici nella società.

Dopo una prima fase dedicata principalmente ai problemi connessi alla visione laica, liberale e democratica dello Stato, visione per altro criticata e condannata da Pio IX nella Quanta cura e nel Sillabo, il primo intervento propositivo specificamente dedicato alla questione sociale fu attuato da Leone XIII con la Rerum novarum. In essa venne proposta, in opposizione alle dottrine del socialismo e come mediazione rispetto agli assunti del capitalismo, una soluzione della questione operaia attraverso i principi della collaborazione tra le classi e il riconoscimento di un giusto salario.

La Rerum novarum favorì la creazione di gruppi, associazioni e sindacati e rimase costante punto di riferimento dei successivi pronunciamenti (Pio XI, Quadragesimo anno, 1931; Pio XII, Messaggio di Pentecoste, 1941; Paolo VI, Octogesima adveniens, 1971; Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 1991).

Il quadro complessivo dell'insegnamento in materia sociale nel periodo tra Leone XIII e Pio XII appare sostanzialmente omogeneo: in esso si delinea una società ideale in base alla dottrina neoscolastica del diritto naturale che, in quanto razionale, viene proposta come valida per ogni uomo.

3. Nuovi orientamenti

Un mutamento di metodo e di contenuti è rilevabile con il pontificato di Giovanni XXIII e con il periodo inaugurato dal concilio vaticano II: l'introduzione della categoria 'segni dei tempi' nella Pacem in terris (1963) sposterà l'attenzione dai valori immutabili ed eterni alle dinamiche della storia, della società contemporanea e della coscienza circa i valori socialmente condivisi.

L'espressione più rilevante di tale mutamento è rappresentata dalla Octogesima adveniens di Paolo VI, nella quale esplicitamente si rinuncia a indicare una soluzione delle questioni sociali unica e di valore universale, rimandando invece al compito delle comunità cristiane di 'analizzare obiettivamente la situazione del loro paese' alla luce del Vangelo e secondo i criteri offerti dal magistero ecclesiastico.

Con Giovanni Paolo II la dottrina sociale è andata collocandosi più precisamente all'interno della teologia morale, offrendo ulteriori occasioni di riflessione e di analisi della società contemporanea (Laborem exercens, 1981; Sollicitudo rei socialis, 1987).