| Dottrina sociale della Chiesa | Articolo | ||||
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| 2. | La prima fase |
Il conflitto storico in cui venne a trovarsi la Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione francese e la diffusione delle concezioni liberali dello Stato, indussero la Chiesa a elaborare, soprattutto attraverso lo strumento delle encicliche, un vasto programma di intervento dei cattolici nella società.
Dopo una prima fase dedicata principalmente ai problemi connessi alla visione laica, liberale e democratica dello Stato, visione per altro criticata e condannata da Pio IX nella Quanta cura e nel Sillabo, il primo intervento propositivo specificamente dedicato alla questione sociale fu attuato da Leone XIII con la Rerum novarum. In essa venne proposta, in opposizione alle dottrine del socialismo e come mediazione rispetto agli assunti del capitalismo, una soluzione della questione operaia attraverso i principi della collaborazione tra le classi e il riconoscimento di un giusto salario.
La Rerum novarum favorì la creazione di gruppi, associazioni e sindacati e rimase costante punto di riferimento dei successivi pronunciamenti (Pio XI, Quadragesimo anno, 1931; Pio XII, Messaggio di Pentecoste, 1941; Paolo VI, Octogesima adveniens, 1971; Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 1991).
Il quadro complessivo dell'insegnamento in materia sociale nel periodo tra Leone XIII e Pio XII appare sostanzialmente omogeneo: in esso si delinea una società ideale in base alla dottrina neoscolastica del diritto naturale che, in quanto razionale, viene proposta come valida per ogni uomo.