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| 3. | La città greca e romana |
In Occidente, il modello che condizionò la crescita e lo sviluppo delle città fu quello della polis greca, affermatasi nel I millennio a.C.: il centro urbano, in un primo tempo privo di fortificazioni ma dal VI-V secolo a.C. chiuso entro possenti mura, era collegato attraverso varie vie di comunicazione con paesi e villaggi vicini; concepito come uno stato indipendente (città-stato), era organizzato secondo una suddivisione funzionale tra aree sacre, pubbliche e private.
La teoria urbanistica di Ippodamo di Mileto (V secolo a.C.), incentrata su tracciati ortogonali, contribuì a razionalizzare ulteriormente la disposizione interna della città.
L’estensione territoriale dell’impero romano, che unificò politicamente il Mediterraneo, implicò l’impiego di un efficiente sistema di infrastrutture su grande scala per il controllo di tutte le regioni. I romani realizzarono strade, acquedotti, fognature e cinte fortificate di frontiera; applicarono, nella fondazione di città nuove, il rigido schema reticolare del castrum basato sul cardo e il decumano e dotarono i nuovi centri di edifici pubblici (anfiteatri, terme, basiliche, circhi, foro).