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Comunicazione non verbale
1. Introduzione

Comunicazione non verbale Espressione che indica tutti i modi di comunicare diversi dal linguaggio, attraverso i quali l’individuo si pone in relazione con gli altri (vedi Comunicazione). Della comunicazione non verbale fanno parte i gesti, le espressioni del volto, l’aspetto fisico, le posture, l’orientamento e le distanze nello spazio, gli atteggiamenti, le intonazioni della voce, i segni tracciati sul corpo, il tatto, l’odore, l’abbigliamento – per citare solo alcuni esempi – e tutti quegli elementi estranei al linguaggio che ci permettono di comprendere qualcosa di una persona.

Questi aspetti comunicativi hanno una notevole efficacia (in molti casi superiore al linguaggio) nel comunicare all’interlocutore il contesto in cui avviene la comunicazione stessa: possono mostrare ironia o serietà, allontanare l’ambiguità, trasmettere emozioni, esprimere informazioni sul carattere e la cultura degli interlocutori, specificare ciò che è stato affermato attraverso il linguaggio. La comunicazione non verbale permette anche di creare maggiore intimità e di raggiungere l’interlocutore sul piano emotivo.

2. Involontarietà della comunicazione non verbale

Una caratteristica fondamentale della comunicazione non verbale è il carattere solitamente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono su se stessi. Nello stesso modo, i messaggi che passano attraverso la comunicazione non verbale possono essere decodificati inconsapevolmente poiché spesso sono impressioni difficili da ricondurre a un elemento comunicativo specifico.

Il sociologo canadese Erwing Goffman, uno degli studiosi più noti di questi elementi comunicativi, sottolineava la “continuità” e l’“aspetto involontario” come aspetti fondamentali della comunicazione non verbale: è inevitabile fare gesti, avere espressioni mutevoli sul volto, avere un certo tono della voce, indossare un capo di abbigliamento e così via. Per comunicare in questi termini, la sola presenza di una persona è sufficiente.

3. Studi sulla comunicazione non verbale

Nelle relazioni sociali le persone praticano continuamente, con consapevolezza o meno, esercizi di interpretazione su ciascun elemento della comunicazione non verbale. Già a partire dall’infanzia, ciascuno è abituato a leggere nell’atteggiamento degli altri predisposizioni, interessi, minacce, affetto, menzogne (ad esempio, nei gesti di chiusura o apertura del corpo), ma tali interpretazioni restano piuttosto opinabili, per quanto frequenti e comuni siano. In effetti, manca una vera e propria grammatica e una regolamentazione nella codifica degli aspetti della comunicazione non verbale, anche se su molte questioni gli studiosi sono concordi. Ci sono, infatti, alcune discipline come la cinesica, la prossemica e la fisiognomica che hanno elaborato dei sistemi di interpretazione basati essenzialmente su questi elementi.

La cinesica è lo studio dei gesti, del loro aspetto comunicativo e significativo, e si concentra sul contatto fisico tra gli interlocutori, la loro vicinanza, le posture, i movimenti del capo, le espressioni del volto, lo sguardo e tutti quegli aspetti non verbali che compaiono in una situazione di conversazione o di relazione tra le persone. Gli studiosi Paul Ekman e Walther Friesen hanno elaborato una classificazione molto importante per interpretare la comunicazione non verbale e, in particolare, una griglia che individua le caratteristiche dei gesti all’interno di una situazione comunicativa.

Ad esempio, ci sono gli “emblemi” (i gesti intenzionali codificati attraverso significati specifici che possono essere tradotti con il linguaggio, come l’alt dei vigili urbani), i “gesti illustratori” (si suddividono in bacchette, ideografici, deittici, spaziali, cinetografici, pictografici), i “movimenti regolatori” (che regolano appunto gli interventi in una conversazione, come ad esempio il turno di parola), gli “indicatori dello stato affettivo” (gesti nervosi ecc.), gli “adattatori” (i movimenti che regolano la posizione del corpo rispetto agli altri o agli oggetti).

Anche la prossemica ha una certa rilevanza nello studio della comunicazione non verbale, poiché studia l’organizzazione delle distanze tra le persone. La fisiognomica è, infine, un campo di studi interessato più al volto che alla gestualità; più che per la sua attendibilità scientifica, essa può essere rilevante ai fini della comunicazione non verbale perché elementi quali l’età, il sesso, la razza, il tipo fisico, i lineamenti del volto influenzano fortemente le relazioni interpersonali.

È comunque necessario conoscere i codici di una cultura o di un ambiente specifico per comprendere i segni della comunicazione non verbale: i gesti, le espressioni del volto, i toni della voce, le posture possono veicolare significati anche molto differenti secondo il contesto in cui sono inseriti.