Comunicazione non verbale
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Comunicazione non verbale
3. Studi sulla comunicazione non verbale

Nelle relazioni sociali le persone praticano continuamente, con consapevolezza o meno, esercizi di interpretazione su ciascun elemento della comunicazione non verbale. Già a partire dall’infanzia, ciascuno è abituato a leggere nell’atteggiamento degli altri predisposizioni, interessi, minacce, affetto, menzogne (ad esempio, nei gesti di chiusura o apertura del corpo), ma tali interpretazioni restano piuttosto opinabili, per quanto frequenti e comuni siano. In effetti, manca una vera e propria grammatica e una regolamentazione nella codifica degli aspetti della comunicazione non verbale, anche se su molte questioni gli studiosi sono concordi. Ci sono, infatti, alcune discipline come la cinesica, la prossemica e la fisiognomica che hanno elaborato dei sistemi di interpretazione basati essenzialmente su questi elementi.

La cinesica è lo studio dei gesti, del loro aspetto comunicativo e significativo, e si concentra sul contatto fisico tra gli interlocutori, la loro vicinanza, le posture, i movimenti del capo, le espressioni del volto, lo sguardo e tutti quegli aspetti non verbali che compaiono in una situazione di conversazione o di relazione tra le persone. Gli studiosi Paul Ekman e Walther Friesen hanno elaborato una classificazione molto importante per interpretare la comunicazione non verbale e, in particolare, una griglia che individua le caratteristiche dei gesti all’interno di una situazione comunicativa.

Ad esempio, ci sono gli “emblemi” (i gesti intenzionali codificati attraverso significati specifici che possono essere tradotti con il linguaggio, come l’alt dei vigili urbani), i “gesti illustratori” (si suddividono in bacchette, ideografici, deittici, spaziali, cinetografici, pictografici), i “movimenti regolatori” (che regolano appunto gli interventi in una conversazione, come ad esempio il turno di parola), gli “indicatori dello stato affettivo” (gesti nervosi ecc.), gli “adattatori” (i movimenti che regolano la posizione del corpo rispetto agli altri o agli oggetti).

Anche la prossemica ha una certa rilevanza nello studio della comunicazione non verbale, poiché studia l’organizzazione delle distanze tra le persone. La fisiognomica è, infine, un campo di studi interessato più al volto che alla gestualità; più che per la sua attendibilità scientifica, essa può essere rilevante ai fini della comunicazione non verbale perché elementi quali l’età, il sesso, la razza, il tipo fisico, i lineamenti del volto influenzano fortemente le relazioni interpersonali.

È comunque necessario conoscere i codici di una cultura o di un ambiente specifico per comprendere i segni della comunicazione non verbale: i gesti, le espressioni del volto, i toni della voce, le posture possono veicolare significati anche molto differenti secondo il contesto in cui sono inseriti.