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Segno
1. Introduzione

Segno Nelle teorie linguistiche e nelle teorie della comunicazione, elemento minimo costitutivo della comunicazione. Come nell'uso quotidiano, dove 'segno' indica sia il segno prodotto con chiaro intento comunicativo sia, più genericamente, i segnali interpretabili come indicazioni di altri fenomeni (ad esempio, uno sbadiglio può essere un segnale naturale del sonno), anche nell'accezione teorica del termine permane la distinzione tra segni naturali, o 'segnali', e segni non naturali, o 'segni artificiali'. Per quanto riguarda i segni artificiali, non esiste una classe di oggetti uniforme poiché qualsiasi cosa può essere usata come un segno: uno sbadiglio, se prodotto con il chiaro intento di comunicare qualcosa, ad esempio noia, è a pieno titolo un segno.

La nozione di segno interessa anche discipline come la sociologia, la scienza dell'informazione, la filosofia del linguaggio e per alcuni aspetti anche la biologia e scienze affini, in cui si è cercato di trattare le comunicazioni tra DNA e RNA messaggero (vedi Acidi nucleici) come uno sviluppo della teoria dei codici.

2. La nozione di segno per Saussure

Sant'Agostino aveva definito il segno aliquid stat pro aliquo ('qualcosa che sta per qualcos'altro'), definizione che rimane problematica poiché la complessa relazione 'stare per' non viene approfondita. Fu Ferdinand de Saussure, nel primo decennio del XX secolo, a introdurre la nozione di segno linguistico prendendo in considerazione questa relazione. Per Saussure il segno linguistico è un'entità a due componenti indissolubili: significante e significato. Proprio come un foglio è formato da un fronte e un tergo, e l'uno non può esistere senza l'altro, così un segno è la risultante della combinazione del significante, la parte sensoriale del segno, e del significato, il concetto che risulta abbinato a quella determinata parte sensoriale. Per Saussure il segno è sempre e comunque un'entità psichica; infatti egli parla di 'immagine acustica' per il significante e di 'concetto' per il significato.

La più importante caratteristica del segno individuata da Saussure è senza dubbio l'arbitrarietà. Un segno è arbitrario in quanto non esiste nessuna ragione specifica per cui a un determinato significante debba essere abbinato un determinato significato: la correlazione è convenzionale e immotivata. Individuare nella convenzione l'essenza del rapporto tra significante e significato permette di distinguerlo dai segnali naturali (la correlazione tra le macchie rosse sul corpo di una persona e il morbillo non può certo essere convenzionale) e di dare ragione delle differenze che corrono tra sistemi di espressione diversi, ad esempio la differenza tra cane, chien e dog, significanti rispettivamente in italiano, francese e inglese di un medesimo significato, il concetto di 'cane'.

Questo modo di intendere la nozione di segno lascia però aperti alcuni problemi. L'idea della correlazione convenzionale tra significante e significato, ad esempio, implica un curioso regresso all'infinito: per stipulare una convenzione sociale che metta in corrispondenza un significante con un significato bisogna possedere già un sistema comunicativo con cui rendere nota la convenzione. Questo sistema comunicativo dovrebbe a sua volta essere convenzionale e presupporre perciò un terzo sistema con cui stipulare le convenzioni del secondo, e così via all'infinito. Un altro punto che la definizione di Saussure trascura (volutamente) è il riferimento a chi usa i segni. La sua definizione infatti non considera i parlanti, destinatari o utenti della lingua: di qui l'idea che il significato abbia una totale autonomia ontologica, che insomma esista di per sé, al di là dell'uso.

3. Peirce e la semiotica

Un'altra importante definizione di segno è quella elaborata da Charles Sanders Peirce, padre della moderna 'semiotica interpretativa'. Per Peirce il segno è 'qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche aspetto o capacità'. La prima differenza che la definizione di Peirce introduce rispetto a quella di Saussure è proprio il riferimento a chi usa il segno, che infatti 'sta a qualcuno', cioè non è tale in assoluto ma è tale per qualcuno che lo percepisce o lo produce. Un altro concetto introdotto da Peirce riguarda la seconda parte della definizione, che si riferisce al modo in cui un certo oggetto ci è dato, sottolineando che un segno non rimanda a un oggetto nella sua totalità, ma sotto qualche rispetto particolare.

Questi spostamenti di definizione, che possono essere considerati una più complessa articolazione di 'qualcosa che sta per qualcos'altro', permettono di dissociare l'idea di convenzione dalla nozione di segno. Nella prospettiva peirciana, infatti, il segno non è necessariamente convenzionale o arbitrario. In base al tipo di relazione che il segno ha con l'oggetto cui si riferisce, Peirce distingue tre classi di segni: le 'icone', gli 'indici' e i 'simboli'. Le icone sono in una relazione di somiglianza con l'oggetto per cui stanno; in questo senso una mappa è un segno iconico, in quanto riproduce, più o meno fedelmente, ciò che rappresenta. Gli indici sono i segni che hanno una contiguità, fisica e causale, con ciò che rappresentano; un esempio caratteristico di indice è la banderuola, che sta per la direzione del vento in quanto posizionata dal vento stesso. Infine i simboli stanno in relazione con l'oggetto che denotano in virtù di una legge che permette di interpretare il simbolo come riferito a quell'oggetto.

Nell'ambito delle teorie strutturaliste, da Ferdinand de Saussure a Louis Hjelmslev, si era imposta l'idea che il modello del segno fosse quello dell'equivalenza: a uno o più elementi del piano dell'espressione corrispondono uno o più elementi del piano del contenuto. Con Peirce, invece, iniziò a prevalere il modello inferenziale: se c'è una espressione, allora si attiva un determinato contenuto (a seconda dei contesti e delle circostanze). Le ricerche di storia della semiotica hanno poi confermato che i modelli segnici dell'antichità, dagli stoici ad Agostino, avevano lo stesso carattere inferenziale. E i modelli semiotici più recenti, tra cui il modello semantico in formato di enciclopedia elaborato da Umberto Eco, partono proprio dal modello inferenziale del segno.