| Gnoseologia | Articolo | ||||
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| 2. | Le origini |
Le origini del problema gnoseologico possono ricercarsi nella filosofia greca. Nel V secolo a.C. i sofisti contestarono la possibilità di una conoscenza affidabile e oggettiva: tra essi Gorgia negò la comunicabilità e persino l’esistenza di qualsiasi conoscenza vera e Protagora sottolineò la soggettività irriducibile e la relatività di ogni esperienza.
Platone invece, ispirandosi all’insegnamento di Socrate, oppose al relativismo sofistico la concezione di un mondo di idee non sensibili e imperiture, che possono essere conosciute dall’uomo in modo esatto e certo. Secondo Platone, ciò che si vede e si tocca è una copia imperfetta delle forme pure studiate dalla matematica e dalla filosofia; quindi, soltanto l’indagine teorica di queste discipline produce una conoscenza genuina, che si contrappone all’instabilità offerta dalla percezione sensibile.
Aristotele convenne con Platone nell’affermazione della possibilità di una conoscenza scientifica e vera, negando però che essa tratti di essenze separate dal mondo dell’esperienza. Secondo Aristotele ogni conoscenza deriva direttamente dall’osservazione empirica, per astrazione dei tratti peculiari di una specie, oppure indirettamente, deducendo conclusioni da premesse già note secondo le regole della logica. Dal canto loro, le filosofie dell’età ellenistica, in particolare lo stoicismo e l’epicureismo, sottolinearono come ogni conoscenza derivasse dalla percezione. Come criterio di verità, mediante cui distinguere le rappresentazioni vere da quelle illusorie, i filosofi stoici individuarono l’evidenza.
Nel pensiero filosofico medievale il problema della conoscenza tese a complicarsi in relazione al dibattito intorno ai rapporti tra la fede, e quindi la rivelazione divina, e la ragione, che è alla base della conoscenza filosofica. San Tommaso d’Aquino, che negò un contrasto tra ragione e fede, identificò nella percezione il punto di partenza e nella logica il metodo per ottenere una conoscenza certa della natura, ma considerò la fede nell’autorità biblica la fonte principale delle verità religiose.