| Criochirurgia | Articolo | ||||
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| 3. | Applicazione della criochirurgia |
La tecnica della criochirurgia è stata introdotta per il trattamento del morbo di Parkinson, di alcune affezioni dell’occhio, dei tumori cerebrali, dei disturbi ghiandolari e di patologie di interesse dermatologico.
Nel morbo di Parkinson, in particolare, si può intervenire con una criotalamotomia, ossia la distruzione di alcune zone di una particolare area del cervello (il talamo) mediante applicazione del freddo con una sottile criosonda, allo scopo di ridurre il sintomo del tremore tipico di questa patologia; una tecnica simile viene impiegata anche per distruggere alcuni tipi di tumori del cervello.
La criochirurgia è impiegata anche per la distruzione dell’ipofisi (crioipofisectomia), operata in alcune gravi forme di diabete o in presenza di formazioni tumorali, o nell’intervento chirurgico per la correzione della cataratta. In quest’ultimo caso, il cristallino opacizzato viene dapprima congelato e poi rimosso, in un intervento denominato crioestrazione. Questa tecnica chirurgica è impiegata anche in alcuni casi di distacco della retina.
Ancora, la criochirurgia risulta utile nel trattamento delle vertigini dovute alla malattia di Ménière; in tal caso, infatti, è indicata la distruzione del labirinto membranoso dell’orecchio interno, che può essere ottenuta mediante applicazione del freddo.
La criochirurgia si rivela utile anche nel caso di piccoli interventi ambulatoriali, quali, ad esempio, la rimozione di verruche, emorroidi e di emangiomi (tumori dei vasi sanguigni localizzati nella pelle).