Gomma sintetica
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Gomma sintetica
3. Varietà di gomme sintetiche
1. Neoprene

È una delle prime gomme sintetiche prodotte negli anni Trenta del Novecento. Il neoprene è il polimero del cloroprene, un composto di formula CH29C(Cl)-CH9CH2 (2-clorobutadiene) che viene sintetizzato a partire da acetilene (etino) e acido cloridrico. È molto resistente al calore e a sostanze chimiche come oli e petrolio, perciò viene usato per fabbricare tubature per oleodotti e rivestimenti isolanti di cavi e macchinari.

2. Buna

Nel 1935 vennero sintetizzate una serie di gomme, denominate genericamente buna, prodotte per copolimerizzazione, cioè per polimerizzazione di due o più monomeri, chiamati comonomeri. Il nome buna deriva dalle iniziali di butadiene, uno dei comonomeri, e natrium (sodio), usato come catalizzatore. Se come secondo monomero si usa l’acrilonitrile, un derivato del cianuro di formula CH29CH(CN) (propenonitrile), si ottiene la buna-N, una gomma resistente agli oli e all’abrasione. La maggior parte della gomma sintetica attualmente prodotta è costituita da un copolimero di butadiene e stirene (etenilbenzene).

3. Gomma butilica

La gomma butilica è stata sintetizzata nel 1940 per copolimerizzazione dell’isobutene CH29C(CH3)2 (2-metilpropene) con butadiene o isoprene. Può essere lavorata in miscela con altre sostanze come il caucciù, ma è relativamente difficile da vulcanizzare; non è molto elastica, ma è molto resistente agli agenti ossidanti e corrosivi. Poco permeabile ai gas, viene usata prevalentemente per fabbricare le camere d’aria di pneumatici.

4. Gomme speciali

Sono state sintetizzate anche gomme dalle caratteristiche particolari; una di queste è il Koroseal, un polimero del cloruro di vinile, CH29CHCl (cloroetene), che mostra un’elevata resistenza al calore, all’elettricità, agli agenti corrosivi e alla luce; non può essere vulcanizzato ma, se non è sottoposto a temperature molto elevate, resiste all’abrasione meglio della gomma naturale o del cuoio.

Il thiokol invece è una gomma ottenuta per copolimerizzazione dell’1,2-dicloroetene, CHCl9CHCl, con il tetrasolfuro di sodio Na2S4. Può essere vulcanizzata e resiste al contatto con oli e solventi organici; viene usata come isolante perché non si degrada per effetto delle scariche elettriche e della luce.