Globalizzazione
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Globalizzazione
4. Effetti della finanziarizzazione

In seguito all’azione degli investitori, i mercati finanziari e i cambi tra le diverse monete divengono estremamente volatili, cioè variabili in periodi anche molto brevi e senza possibilità di essere previsti. Come venne notato fin dal 1974 dall’economista James Tobin, la volatilità dei tassi di cambio è una forte limitazione all’autonomia delle politiche economiche nazionali.

I singoli paesi, per evitare che la speculazione colpisca la propria moneta e che gli investitori vendano in massa i titoli di stato, sono costretti a seguire una determinata politica nella fissazione del tasso d’interesse, che deve essere molto alto in modo da attirare gli investitori. Ciò può comportare delle conseguenze negative, poiché il pagamento del debito impegna una grossa parte del reddito nazionale a scapito delle politiche sociali e dell’occupazione.

Per limitare i danni che movimenti finanziari possono produrre sulle economie dei paesi più esposti alle speculazioni (e quindi soprattutto i paesi in via di sviluppo), James Tobin nel 1972 propose una tassa sui movimenti finanziari speculativi. Accolta senza entusiasmi negli anni Settanta, in un momento di grande euforia dei mercati, negli anni Novanta la “Tobin Tax” è stata riproposta e molti studiosi e organizzazioni internazionali, e qualche governo(ad esempio quello francese), ne stanno valutando l’applicabilità.