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Sistan (anche Seistan), regione storico-geografica situata al confine tra l’Iran orientale e l’Afghanistan occidentale; la sezione iraniana costituisce, insieme al Belucistan, una provincia amministrativa di 181.471 km2, con una popolazione di 1.455.102 abitanti (1991).
È un territorio semidesertico, che forma un tavolato di circa 500 m di quota; convoglia le sue acque, prive di sbocco al mare, nel lago di Sistan (Hamun-i-Helmand), una marcata depressione paludosa il cui livello e la cui estensione sono essenzialmente condizionati dagli apporti del fiume Helmand.
Una discreta agricoltura (cotone, cereali, ortaggi) è praticata solo nelle aree ben irrigate; centro di qualche rilievo è Zabol o Zabul, in territorio iraniano.
Il Sistan fu l’antica Drangiana, già attraversata nel IV secolo a.C. dall’esercito di Alessandro Magno; fu occupata in seguito dalla tribù nomade dei saci, o saki, del gruppo degli sciiti, che la chiamarono Sakasthan, donde l’odierna denominazione.
Assurse a un ruolo di qualche importanza con l’avvento degli arabi, ma la conquista da parte di Tamerlano nel 1383 e ancor più la distruzione del sistema d’irrigazione del fiume Helmand ne provocarono la completa decadenza. Malgrado ciò, il territorio fu duramente conteso per secoli tra Iran (all’epoca indicato con l’antico e storico nome di Persia) e Afghanistan; i confini tra i due paesi furono stabilmente fissati solo nel 1903-1905.