Metodo
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Metodo
3. La nascita della scienza moderna

Agli inizi dell’età moderna si avvertì un disagio profondo nei confronti della concezione del sapere cui si era attenuta nel Medioevo la filosofia scolastica: il problema del metodo venne ad acquisire una nuova fisionomia che lo distingueva dal concetto tradizionale di logica, per il quale si intendeva soprattutto la logica sillogistica, fondata da Aristotele e sviluppata dai filosofi scolastici. Per i grandi innovatori del XVII secolo, come Francesco Bacone e Cartesio, tale logica era utile tutt’al più per esporre conoscenze già acquisite, ma non per conquistare e scoprire nuove verità; all’opposto, si trattava in primo luogo di avviare una riforma e un ampliamento del sapere, che esigeva appunto un metodo “per ben condurre la propria ragione e cercare la verità nelle scienze” (come recitava il sottotitolo del cartesiano Discorso sul metodo).

Bacone intendeva conseguire un metodo di portata euristica, che potesse essere utilizzato come strumento per scoprire nuove conoscenze: egli definiva pertanto una metodologia che da un lato consentiva di liberarsi dai pregiudizi che confondono la mente umana, dall’altro faceva leva su nuove regole di tipo induttivo. L’induzione per Bacone non è soltanto una generalizzazione di dati osservati, ma richiede specifiche procedure (la compilazione delle “tavole” di presenza, di assenza e dei gradi) e un’attiva interpretazione del materiale osservativo. Se il programma di ricerca avviato da Bacone è importante per tutto il filone dell’empirismo moderno, fino alla speculazione di John Stuart Mill, che nel suo Sistema di logica (1843) teorizzò la riducibilità del metodo deduttivo a quello induttivo, viceversa Cartesio procedette a una definizione delle regole del metodo (individuate nell’evidenza, nell’analisi e sintesi e nell’enumerazione), che prescindeva dall’esperienza sensibile e si conformava all’ideale di una scienza matematica universale, ovvero di un sapere deducibile da pochi principi conosciuti a priori.

In realtà la scienza moderna e l’epistemologia, da Galileo Galilei a Immanuel Kant, avrebbero percorso una strada intermedia fra l’enfasi baconiana sull’istanza induttiva e osservativa e il privilegiamento cartesiano dell’istanza deduttiva e matematizzante del metodo. Il metodo sperimentale, infatti, si fonda sia sull’osservazione e la misurazione dei fenomeni, sia sulla formulazione di ardite congetture e ipotesi, espresse in linguaggio matematico e via via controllate sperimentalmente.